Quando il cinema incontra la moda: due mondi affini che si completano

Moda e cinema, chi influenza chi? Non solo abiti da Oscar, ma anche capi che dal cinema sono entrati all'interno del panorama glamour

Cinema e moda vanno sempre di pari passo. Non si sa bene chi è che influenza chi, fatto sta che non è difficile trovare collegamenti affini tra questi due mondi. Sin dagli anni ’20 il cinema è stato un gran dispensatore di idee per il mondo della moda. Corti abiti luccicanti ricchi di frange, tipici nelle pellicole del tempo, e lunghe collane di perle hanno coinvolto anche la moda della generazione “Charleston”.

Ma l’abito che dal mondo del cinema diventa un mito all’interno del panorama della moda ha la sua vera e propria consacrazione tra gli anni ’50 e ’60, grazie a quelli che noi oggi chiamiamo film cult. Basti pensare all’abito bianco con gonna plissettata indossato da Marylin Monroe in “Quando la moglie è in vacanza” (1955) o al celebre tubino nero firmato Givenchy della sognatrice Holly Golighttly (interpretata da Audrey Hepburn) in “Colazione da Tiffany” (1961). Il successo dell’abito di Givenchy non solo ha reso il tubino nero un’emblema di eleganza e femminilità, ma lo ha consacrato come un capo passepartout.

Marylin Monroe in “Quando la moglie va in vacanza”

I look delle protagoniste di “Ragazze a Beverly Hills” (1995), invece, hanno avuto una grandissima influenza tra le teenager degli anni ’90. Menzione particolare va fatta anche per “Gossip Girl”, telefilm di successo andato in onda dal 2007 al 2012, che -con i suoi abiti e i suoi outfit pensati ad hoc per le protagoniste appartenenti all’alta società newyorkese- ha segnato in un’intera generazione.

Alicia Silverston in “Ragazze a Beverly Hills”

Facendo un tuffo nel passato non possiamo dimenticare la giacca di pelle nera di Danny Zucco (interpretato da John Travolta) e il look total black della sua compagna Sandy (Olivia Newton John) nel celebre musical “Grease” (1978). Così come è indimenticabile il look spavaldo di Marlon Brando nel film “Il selvaggio” (1953) che contribuì a lanciare la moda del chiodo di pelle abbinato ai jeans. Il look sbarazzino di James Dean in “Gioventù bruciata” ha invece influenzato la cultura pop.

Marlon Brando in “Il Selvaggio”

Il cinema, inoltre, rappresenta un’importante trampolino di lancio per gli stilisti emergenti. A beneficiarne ci pensano anche quelli già consacrati che, ponendo il loro sguardo alle pellicole, affermano il successo delle proprie case di moda. Non a caso, in molti film registi e costumisti si affidano alle grandi firme per la realizzazione del guardaroba degli attori. Christian Dior, infatti, ha disegnato i vestiti per Grace Kelly nel film “Una finestra sul cortile” (1955). Hubert de Givenchy, invece, ha posto la sua firma negli abiti di Audrey Hepburn nei film “Sabrina”, “Funny Face” e “Come rubare un milione di dollari e vivere felici”.

Audrey Hepburn in “Funny Face”

Giorgio Armani ha vestito Richard Gere in “American Gigolò”. Miuccia Prada ha realizzato abiti in pieno stile anni ’20 per “Il grande Gatsby” (2013). La stessa Prada, insieme alle case di moda Fendi, Chanel e Valentino, ha lasciato la sua firma nel favoloso guardaroba del film “Il diavolo veste Prada” (2006). A Ralph Lauren si deve l’idea del look mascolino di Diane Keaton in “Io e Annie” (1977). E che dire di Jean Paul Gaultier e del suo tocco futuristico nel film “Il quinto elemento”?.

Carey Mulligan nel ruolo di Daisy ne “Il grande Gatsby”

Dal cinema, e dalle pellicole rivolte al passato, provengono anche grandi capolavori di alta sartoria entrati nell’Olimpo della storia della moda. Parliamo di costumi realizzati con particolare meticolosità, e molto studio, secondo lo stile del tempo. È il caso dell’abito bianco il stile ottocentesco creato dal costumista Piero Tosi e indossato da Claudia Cardinale nel film “Il Gattopardo” (1963) e l’indimenticabile guardaroba di Vivien Leigh in “Via col vento” (1951).

Vivien Leigh in “Via col vento”

Di stampo italiano sono invece i magnifici costumi di Liz Taylor in “Cleopatra” (1963) che portano la firma di Vittorio Nino Novarese. I pomposi abiti color pastello del film “Marie Antoinette” (2006) hanno aggiudicato il terzo Oscar alla costumista Milena Canonero. Sempre alla Canonero dobbiamo l’elegante e avventuroso guardaroba di Meryl Streep in “La mia Africa” (1986) e le contorte divise dei drudi in “Arancia Meccanica” (1972). Altro premio Oscar italiano è Gabriella Pescucci costumista del film “L’età dell’innocenza” (1994). Di successo molto più recente sono i costumi realizzati da Stacey Battat per l’ultimo film di Sofia Coppola “L’inganno – The Beguiled” (2017) e gli abiti sbarazzini di Mary Zophres per “La La Land”.