Iris Apfel, l’inarrestabile regina del glamour

Iris Apfel, un'icona glamour che ha dedicato la sua vita tra arte, design, storia e moda

«Una volta qualcuno mi ha detto “Non sei bella e mai lo sarai, ma non importa, tu hai qualcosa di meglio: tu hai stile”». Questa è forse una delle frasi più celebri di Iris Apfel, classe 1921, imprenditrice, collezionista, arredatrice e guru della moda, che, dall’alto dei suoi 96 anni, riesce ancora lasciare il segno in fatto di glamour.

Il suo stile, oltretutto, è inconfondibile. Iris ha fatto completamente suoi gli enormi occhiali rotondi che le coprono quasi del tutto il viso. Collane e bracciali vistosi sono la sua passione ed ama indossarne in grande quantità. Mixa l’alta moda, quella vera della sartoria realizzata a mano, con capi cheap o provenienti da uno dei diversi paesi del mondo che, nel corso della sua lunga ed eccitante vita, ha visitato in compagnia dell’amato marito Carl, scomparso nel 2015 all’età di 100 anni.

Fino alla fine la tenerezza, l’affetto e l’apprensione hanno accompagnato questa coppia legata da 68 anni. La genuinità del loro rapporto è evidente nel docufilm Iris. Lui che la guarda con uno sguardo pieno di amore rivolgendole delle tenere parole, lei che – nonostante sia un’affermata icona di stile – non manca di chiedere l’opinione del suo Carl prima di acquistare un soprabito di de la Renta. Carl e Iris Apfel si sono sposati nel 1948: “avevo un abito rosa” – dice lei – “e delle scarpe di raso che oggi sono tornate di moda. Se si ha pazienza tutto torna di moda”. Insieme hanno avviato nel 1950 la loro attività industriale Old Wild Weavers, famosa soprattutto per la riproduzioni di tessuti appartenenti al XVII e XVIII secolo. In qualità di interior designer, gli Apfel hanno goduto di un’importante clientela, tra cui figura il lavoro alla Casa Bianca sotto nove presidenti, da Truman a Clinton.

Come ha rivelato la stessa Iris, la coppia era molto cercata nel campo dell’arredamento. Ciascuno dei loro clienti desiderava un arredamento esclusiva e diverso dagli altri. Ciò ha portato la coppia a compiere diversi viaggi in Europa alla ricerca di nuovi tessuti, mobili e chincagliere.

L’interesse dell’opinione pubblica verso l’eclettico stile di Iris Apfel è nato nel giro dell’ultimo quindicennio. A consacrarla icona è stata una mostra al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York curata da Harold Koda nel 2005. Come racconta lo stesso curatore, Koda si ritrovò a dover sostituire una mostra cancellata all’ultimo momento quando un amico gli parlò di Iris e della sua straordinaria collezione di bigiotteria. Fu un esperimento, quasi una scelta azzardata, che ebbe però un risultato sorprendente. L’esposizione Rara Avis: The Irreverent Iris Apfel” fu un successo. “Iniziai ad essere nel mio piccolo un personaggio pubblico” rivela Iris nel suo documentario. Dopo New York la mostra si spostò in altri musei, diventando un evento imperdibile per gli amanti del settore. Dal quel momento il suo nome comparve a grandi caratteri tra le pagine patinate dei maggiori magazine di moda mondiali. Tra i pezzi in esposizione si contavano capi di alta sartoria, bigiotteria proveniente da ogni parte del mondo (tra bracciali comprati in Tibet pesanti una tonnellata) e una ricca collezione conservata nel suo appartamento a Park Avenue.

Nonostante l’età, Iris Apfel è irrefrenabile. Si divide tra interviste, lezioni all’Università del Texas, servizi fotografici, eventi e collaborazioni con aziende di moda. Di recente è stata il volto della campagna della Citroen DS3. Stare ferma non è assolutamente nelle sue corde. La sua casa è una sorta di mausoleo della sua vita, piena di cimeli e pupazzi. Fare piazza pulita non è da lei, è troppo legata ad ogni singolo oggetto della sua vita e al ricordo collegato ad esso. Forse proprio per questo ha iniziato a collezionare abiti. Ogni capo in suo possesso è accuratamente conservato come se fosse un pregiato pezzo di antiquariato.

La conoscenza della storia e dell’arte è stata importante per lei nel corso della sua carriera e continua ad esserlo nell’allestimento di mostre e vetrine in suo onore. Se la moda è l’epopea del bello lei è decisamente controcorrente: “Non mi sono mai sentita bella e non mi sento bella ora. Non sono una bella persona, non mi piace il bello. Quindi non ci sto male e credo che abbia funzionato perché ho scoperto che tutte le ragazze che conoscevo, che erano molto belle e vivevano del loro aspetto, e che col tempo sono sfiorite, ci sono rimaste male. Quando sei come me per farcela devi sviluppare qualcosa. Devi imparare qualcosa e fare qualcosa. Così diventi un po’ più interessante e quando invecchi te la cavi con quello”.