Marrakech, ecco perché il museo di Yves Saint Laurent è tappa imperdibile

Il museo Yves Saint Laurent a Marrakech espone 40 anni di carriera del celebre stilista algerino. Ecco perché è tappa imperdibile durante un soggiorno marocchino

Le collezioni di Yves Saint Laurent, stilista prodigio dall’animo ribelle, furono influenzate da due grandi città: Parigi e Marrakech.

Nella prima, dove lo stilista algerino si trasferì all’età di 18 anni, risalgono i primi passi nell’alta sartoria, dal lavoro per la maison Dior alla nascita del marchio Yves Saint Laurent nel 1962.

La seconda, invece, fu per Yves Saint Laurent amore a prima vista. Lo stilista vi mise piede per la prima volta nel 1966 e ne rimase letteralmente affascinato. Da quel momento concentrò parte della sua vita in quella città dai profumi intesi e colori accesi, acquistandovi una villa, ai Giardini di Majorelle, negli anni ’80 insieme al compagno Pierre Bergé. «Questa cultura è diventata mia, ma non mi basta averla assorbita. L’ho presa, l’ho trasformata e l’ho adattata» disse Yves nel 1983 quando Marrakech era diventata la sua seconda casa.

Proprio l’atmosfera calma e rilassata del Marocco fornì al couturier grandi spunti per le sue collezioni. Inebriato dalla cultura marocchina, lo stilista portò così in passerella i colori e le fantasie etniche del Nord Africa, dall‘abito sahariane -meglio noto come l'”abito safari” -ai capi animalier. Grande fonte di ispirazione per Saint Laurent fu anche Talitha Getty, una delle sue muse nonché modella prediletta e cara amica, assidua frequentatrice delle calde serate spensierate, passate tra fiumi di alcol e droga, che lo stilista organizzava nella sua villa.

Yves Saint Laurent con Loulou de la Falaise e Alice Cavanagh (in abito Sahariane)

Proprio a Marrakech è stato inaugurato lo scorso ottobre il museo Yves Saint Laurent, tappa da non perdere durante un soggiorno marocchino. Si tratta di un complesso di oltre 4.000 metri quadrati che comprende uno spazio espositivo permanente, una galleria temporanea di esposizioni, una biblioteca di ricerca, un auditorium, una libreria e una caffetteria. Il museo, aperto poco tempo quello che ha base a Parigi, è stato fortemente voluto da Pierre Bergé, scomparso lo scorso settembre all’età di 86 anni, che fu compagno dello stilista dal 1958 al 2008.

L’edificio dalle linee cubiste si trova accanto ai Giardini Majorelle. Al suo interno è possibile vedere esposti alcuni tra i più grandi capolavori di Yves Saint Laurent, dai trenchcoat a i primi abiti trasparenti effetto vedo-non-vedo fin troppo trasgressivi, ma tanto in voga, negli anni ’60 come il MMM Dress. Uno dei suoi capi più celebri è sicuramente il Mondian Dress, si tratta di un abito ad altezza ginocchio che riporta la stampa colorata che ha reso famoso il pittore olandese Piet Mondrian.

Mondrian Dress, 1965
Yves Saint Laurent e Catherine Deneuve

Il museo è un forte omaggio alla straordinaria carriera di Yves Saint Laurent che, in quarant’anni di lavoro, ha contribuito ad arricchire il panorama della moda con capi del tutto nuovi rompendo gli schemi al tempo presenti. Fu infatti opera sua il primo smoking da donna, nato dal classico abito maschile, che riscosse in poco tempo un enorme successo tra le celebrità, da fino a Bianca Jegger, che lo indossò nel giorno delle sue nozze con Mick Jagger. Ma lo smoking non fu l’unico completo che dal guardaroba maschile passò a quello femminile. A questo infatti seguirono blazer, trench e tailleur pantalone. Inoltre YSL si schierò sempre contro i pregiudizi razziali, motivo per cui fu uno dei primi a far sfilare in passerella modelle di colore.

In breve possiamo dire che Yves Saint Laurent è stato un genio del suo tempo che ha anticipato i suoi colleghi nel lancio di molte tendenze ed ha lasciato in eredità creazioni uniche nel loro genere che hanno stravolto la concezione di femminilità. Ha trasportato l’arte nei tessuti e sconvolto l’opinione pubblica con grandiose innovazione e l’abbattimento dei pregiudizi razziali. Tutto questo non poteva dunque rimanere chiuso in un archivio.

Oltre a raccogliere il lavoro di una vita, il museo è anche un omaggio all’amore che lo stilista provava per Marrakech. Bjorn Dahlström, direttore del museo, ha dichiarato che «È un posto unico nel suo genere per il continente africano». «Di sicuro un bel regalo, fatto da Bergé alla città» ha aggiunto l’architetto Karl Fournier.