Stephanie Glitter: “Essere se stessi è la cosa più bella. Il mio concetto di drag è ricerca, arte, moda e intrattenimento”

Stephanie Glitter si racconta ad AltaModa in un'intervista che ripercorre i ricordi di infanzia fino al recente debutto sulla passerella di Anna dello Russo, senza però tralasciare qualche indiscrezione sul segretissimo Stephanie Glitter Project

Stephanie Glitter official
Che i social siano ormai una finestra sul mondo è abbastanza risaputo. Grazie a loro abbiamo l’opportunità di conoscere gente da ogni parte del mondo e, a sua volta, farci conoscere. Proprio attraverso Instagram, un po’ per caso, ho scoperto Francesco Emme, meglio conosciuto come Stephanie Glitter, un’icona pop che ha da poco debuttato sulla passerella di Anna dello Russo.
Stephanie non ama l’etichette né tanto meno etichettarsi. Per questo, citando Pirandello, lei è una, nessuna, centomila.
Stephanie è un uragano di esuberanza e genuinità.
Stephanie è una diva dallo stile super glamour e scintillante che, nonostante la sua giovane età, strizza l’occhio ai tempi d’oro della disco.
Stephanie è anche un modello da seguire, una fonte di ispirazione e un punto di forza per tutte quelle persone, specialmente giovani, che sentono di non avere riferimenti all’interno della società.
A colpirmi, però, sono state principalmente la sua esuberanza e spontaneità, caratteristiche che la rendono molto vicina ai followers (ben 20,7 mila) tanto da sembrare di conoscerla da sempre, di essere una sua amica di vecchia data.
Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lei in un’intervista aperta e sincera in cui abbiamo parlato della nascita del personaggio, del messaggio di Anna dello Russo e del segretissimo Stephanie Glitter Project.
Iniziamo dal principio. Quando è nata Stephanie Glitter? Cosa ti ha spinto a crearla?
A 17 anni ho deciso di ascoltarmi e dare spazio alle mie più grandi passioni, divertirmi con le amiche e indossare scarpe meravigliose. Mi sono lanciata nel mondo dei clubs come hobby e subito dopo si è trasformato in un vero e proprio lavoro. Ai tempi studiavo ancora e il giovedì sera partivo da casa, facevo un ora di macchina per incontrarmi con “i miei amici delle parrucche” per evadere dal contesto opprimente in cui mi trovavo. Stavamo fuori finché le ciglia finte non si staccavano da sole e due ore dopo, struccata e freschissima, entravo in classe con un doppio espresso alla mano a dare l’esame di tricologia.
Non ami etichettarti né tantomeno definirti una drag queen. Allora chi è in realtà Stephanie Glitter?
Siamo nel 2018 e non capisco perché dobbiamo definirci. Non io in quanto Stephanie Glitter, tantomeno come Francesco, perché uomo o donna? Perché un genere? È come scindere madre o imprenditrice. Siamo tutte persone e abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri. Sembra un cliché ma purtroppo non è mai stato così.
Io vengo dal paesino dove la gente per strada indica altra gente chiamandola come se la loro professione li qualificasse. Perché in questa società bisogna scegliersi un ruolo? Uno solo, non si può essere più cose?
Io oltre lo show del sabato sera, sono make up artist, hair stylist, un creativo. Riflettendo, la ragione perché apprezzo molto poco questa definizione è perché purtroppo in Italia si ha una percezione sbagliata e negativa di questo termine, non nella comunità LGBT, ma nella società che ignora il nostro mondo e lavoro. In America, RuPaul ha creato un impero dando visibilità a ogni sfaccettatura di questa arte del travestimento, esistono centinaia di sfumature dove la gente ne apprezza ogni inclinazione. Il mio concetto di drag è ricerca, è arte, è moda, divertimento e intrattenimento, sapere e saper fare. Supporto questo movimento, ma m’infastidisce che fuori Milano si riduce tutto al “fai la baraccona”. Il mio pubblico non è solo di “esperti in materia”, ma anche di adolescenti e di genitori quali vedono i propri figli crescere nel disagio perché non hanno un punto di riferimento all’interno della loro società. Il web toglie centinaia di chilometri e barriere, permettendo a tutti di catapultarsi in nuove realtà. Essere se stessi è la cosa più bella che possa esistere ed è importante che tutti ne abbiano il diritto.
Ai nostri occhi Stephanie è una ragazza glamour, vanitosa ed amante della moda. Quanto c’è di lei in Francesco
Tutti abbiamo più personalità: c’è chi indossa maschere al lavoro, con gli amici, con la famiglia. Io non ho filtri, mi sono negato per tanti anni durante la mia adolescenza cercando di reprimere ciò che sentivo in realtà. Ho imparato ad accettarmi e amarmi per come sono. Stephanie è il risultato di un lungo processo interiore dove era più facile sperimentare con una maschera piuttosto che esporsi in prima persona. Un po’ come Beyoncè e Sasha Fierce, è la stessa persona ma l’attitudine cambia tutto. Ci sono cose che da Francesco non mi sognerei nemmeno di fare, mentre da Stephanie mi ci lancio a capofitto. Tolti tacchi e orecchini vivo benissimo anche andando a fare la spesa di tuta e Birkenstock. Mi annoia molto la routine e quindi sento l’esigenza di trovarmi costantemente esperienze nuove da vivere.
Stephanie Glitter Instagram
Com’è nato il tuo interesse verso il mondo del make-up? 
Ho sempre avuto un’attrazione smisurata per tutto il mondo beauty, sin da quando ero piccolo è stato un qualcosa di affascinante. Piccole box dorate come se fossero giocattoli che ti facevano diventare più bella. Dolcetti per donne affascinanti. Ricordo che al mattino rimanevo incantato a fissare mia mamma mentre stendeva la matita labbra nude e successivamente applicava questo rossetto rosa satinato di L’Oreal. Fortunatamente poi negli anni ha tolto il contorno labbra, ma al rossetto 109 è rimasta fedelissima. Cambia il packaging ma non Monique! Da allora per me il make up è diventata una missione, rendere le persone a proprio agio esaltando la loro bellezza, un momento per loro stesse di poter esprimersi con la propria personalità.
Sei giovanissima, ma sui social hai un fedelissimo seguito di fan che ti stimano per la tua spontaneità ed irriverenza. Personalmente ti considero già un’icona pop. Come ci si sente ad essere un nome noto all’interno del fashion system italiano?
Vorrei rispondere con un sacco di emoji che ridono con le lacrime. Non mi riconosco in tutta questa popolarità. Tutte le volte che mi chiedono di fare una foto con me o di fermarmi a registrare un video o una nota audio per gli amici rimango sempre molto sorpresa e dentro di me parte la domanda “ma veramente?”. Non riesco a capacitarmi di questo ascendente che ho sulle persone. Indubbiamente sono gratificata in quanto il mio lavoro viene apprezzato, ma allo stesso tempo non mi capacito di come “fare la scema su Instagram” possa aver creato una così bella community. Al di là delle battute e delle mie pazze avventure giornaliere cerco di trasmettere la mia normalità. C’è sicuramente molta strada da fare per il progetto che ho in mente, però mi sento fortunata ad essere stata riconosciuta in quella che è la mia passione.
Cosa non deve assolutamente mancare all’interno del guardaroba di Stephanie Glitter? E come definisci il tuo stile?
Indubbiamente capi shiny sono il mio must, adoro l’effetto della luce che si riflette sui miei look. Impazzisco per tutto cioè che è paillettes, glitter, lurex, latex e pvc. Confesso di avere un forte debole anche per le piume, il volume e in generale per tutti questi capi con una forte personalità. Una mia carissima amica, Daizy Shely, una designer incredibile che mi fa sentire una bambola ogni volta che indosso un suo abito, racchiude l’essenza di quel che è il mio mio stile eccentrico. Nonostante sia una ricerca di materiali opulenti dalle texture sofisticate ed appariscenti, con le sue linee pulite e fresche riesce a rendere moderno tutta quella corrente 80’s disco chic. Una donna meravigliosa che ha vestito Emma Roberts in Scream Queens. Posizionerei il mio gusto tra Chanel Oberlin e Francesca Cacace. 
Hai da poco debuttato come modella sulla passerella della sfilata/evento di Anna dello Russo. Puoi raccontarci com’è stato vivere questa esperienza, a cominciare dal messaggio di Anna?
Ho sempre sognato di sfilare. Ricordo che, sin da quando avevo 8 anni, trasformavo il momento lavaggio tende mensile di una mamma schierata contro acari e polvere in una fantastica occasione per poter organizzare lunghe passerelle sui tappeti persiani del corridoio. Drappeggiavo metri di organza, stringevo in vita una cintura e via.
Anna dello Russo ha condizionato molto più di quanto si possa immaginare la mia esperienza a Milano: sono arrivata a 18 anni in città, senza una lira ma con un sacco di voglia di fare. 
Era il 2012 quando è uscita la sua collaborazione per H&M con il video della campagna di  Met and Marcus e la geniale fashion shower. Per anni è stato il mio sound durante le mie preparazioni, ti mette subito nel mood giusto. 
Anna all’inizio mi ha contatta per partecipare al suo contest online che aveva come obiettivo movimentare i social creando suspence prima dell’evento. Quando ho ricevuto il suo messaggio ero in una camera d’albergo ed ho urlato talmente forte dall’emozione che mi hanno chiamata la reception per sapere se fosse tutto ok.
Inutile dirti quanta fosse la mia felicità, ma in quel momento ho realizzato che poteva essere un’occasione fantastica per mostrarle tutto il mio percorso di studio e lavorativo di tutti questi anni. Ho contattato un mio caro amico fotografo, Alberto Zanetti, e ci siamo messi a lavorare subito sul progetto realizzando tre scatti editoriali. Abbiamo voluto coinvolgere tutti gli elementi che la rappresentano, l’eccesso, lo street style, la gente, il giornalaio con l’insegna Vogue di Corso Venezia e il Metropol di Dolce&Gabbana brand a cui lei è molto affezionata.
Ho messo in piega circa 1 chilo di extension a bigodino, indossato tutti gli accessori che ho recuperato dall’archivio di tutte le mie amiche che ai tempi avevano saccheggiato lo store, e il sabato pomeriggio abbiamo scatenato il circo in pieno centro.
Nonostante non abbia vinto il contest posizionandomi seconda, lei ha apprezzato talmente tanto da volermi tra le modelle della sfilata.
“You are here today, not only cause you are amazing models but also cause you are strong women with big personality!” 
Prima di uscire, logorata dall’ansia d’inciampare come Carrie Bradshow per colpa di un orlo della gonna troppo stretto, ho sorseggiato champagne con Hailey Baldwin, Izabel Goulart e Devon Windsor che mi hanno supportata con un “kill the runway beauty”! 
Stephanie Glitter Instagram
Domanda che devo assolutamente farti: com’è nato il tormentone “lei stava malissima”?
Un fatto top secret!
Puoi svelarci qualcosa in più riguardo al Stephanie Glitter Project?
Non posso svelarvi ancora molto, posso dirti di tenere segnato in agenda il 16 Aprile. Si tratta di un omaggio alla mia Milano. Un progetto fotografico scattato da Luca Spreafico, un meraviglioso talento con cui abbiamo realizzato un opera che vuole farsi portavoce di un profondo messaggio per tutti i giovani.
Noi siamo la nuova generazione e dobbiamo rimboccarci le maniche per cambiare tutto quello che non funziona, non adattiamoci, non pretendiamo che le cose cambino senza sbatterci. Non possiamo assecondare un sistema sbagliato, ma lamentarsi senza muovere un dito non porta a niente. “24”, il titolo della mostra, sarà il mio piccolo contributo. Il mio orgoglio su cui ci ho messo la faccia in prima persona.